Lo scudo di Lepanto tra chimica e fisica

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Lo scudo di Lepanto tra chimica e fisica
Sabato 1° ottobre, in occasione della seconda giornata della 98esima Sagra dell’Uva, a Marino (RM), si è svolta una conferenza nell’aula consiliare sullo scudo simbolo del paese, che si racconta provenire dalla battaglia di Lepanto (1497), dal titolo “Lo scudo della battaglia di Lepanto: nuove informazioni alla luce degli ultimi studi storici, delle recenti analisi e restauri”.  
 
All’incontro hanno partecipato: il sindaco Stefano Cecchi, la vicesindaca Sabrina Minucci, l’assessora alla Cultura Pamela Miucci, il Direttore del Museo Diocesano di Albano Roberto Libera, il Consorzio Le Arti che ha restaurato lo scudo rapprersentato da Elisabetta Biscarini e, tra gli esperti, Luca Tortora, docente di Chimica del Dipartimento di Scienze, e Valerio Graziani, INFN Roma Tre.  
Sono stati identificati dal Dipartimento di Scienze i pigmenti ed i materiali utilizzati nello scudo per comprenderne la tecnica di produzione. 
Inoltre, grazie alla collaborazione con la rete dei beni culturali INFN CHNet è stato possibile datare mediante il metodo del radiocarbonio (carbonio-14) il materiale ligneo che è risultato essere compatibile con il periodo 1400-1500, quindi in pieno accordo con l'epoca ipotizzata. 
 
“Nei beni culturali – ha affermato Luca Tortora – è importante usare la transdisciplinarietà, ossia un linguaggio comune che unisce il linguaggio umanistico con quello della fisica, della chimica, con un linguaggio scientifico, dunque, per salvaguardare l’arte”. 
 
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