Etna: datate per la prima volta le colate laviche preistoriche che investirono Catania

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Etna: datate per la prima volta le colate laviche preistoriche che investirono Catania
COMUNICATO STAMPA

Datate per la prima volta, attraverso analisi paleomagnetiche, le colate laviche prodotte dall’Etna in epoca preistorica (Olocene) e che hanno interessato l’area dove sorge attualmente la città di Catania. Novità sulla conoscenza delle relazioni esistenti tra le eruzioni dell’Etna e gli insediamenti umani preistorici.
 
Roma, 19 Luglio 2021 – Un importante lavoro di indagine paleomagnetica ha permesso di datare per la prima volta le colate laviche prodotte dal vulcano Etna che hanno interessato in epoca Olocenica l’area sud orientale, dove sorgono attualmente la città di Catania ed altri paesi limitrofi, restituendo importanti novità sulle relazioni tra gli insediamenti umani preistorici e l’attività eruttiva del vulcano.
Le analisi sono state condotte sulle colate laviche di Barriera del Bosco, Larmisi e San Giovanni Galermo, campionate presso 12 siti distribuiti nel centro urbano catanese.
I risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Geological Society of America Bulletin in un articolo dal titolo Link identifier #identifier__41602-1Paleomagnetic dating of pre-historic lava flows from the urban district of Catania (Etna volcano, Italy).
Il lavoro è nato dalla collaborazione di un team di ricercatori del Dipartimento di Scienze dell’Università degli Studi Roma Tre (Italia), del quale fanno parte Andrea Magli, primo autore dell’articolo, al primo anno del XXXVI ciclo di dottorato, e il prof. Guido Giordano, docente di Vulcanologia e di Geotermia, e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), di cui fanno parte il dott. Stefano Branca (direttore della Sezione di Catania dell’INGV), il dott. Fabio Speranza (direttore della Sezione Roma 2 dell’INGV), la dott.ssa Gilda Risica (dottoranda dell’Università degli Studi di Firenze in collaborazione con INGV) e la dott.ssa Gaia Siravo (post-doc presso l’INGV). L’INGV ha condotto un accurato campionamento paleomagnetico, assieme alle analisi paleomagnetiche sviluppate presso il Laboratorio di Paleomagnetismo dell’INGV di Roma; parallelamente, il Dipartimento di Scienze ha messo a disposizione il Laboratorio di Ottica Mineralogica e Petrografica, dove sono state svolte le analisi petrografiche necessarie per validare i risultati paleomagnetici.
Lo studio rappresenta un fondamentale passo in avanti nella ricostruzione geologica del passato della città di Catania, poiché ha potuto far luce sulle interazioni esistenti tra l’attività eruttiva dell’Etna e gli insediamenti umani preistorici. Le datazioni paleomagnetiche hanno permesso di confermare la colata lavica di Barriera del Bosco come la più vecchia delle tre analizzate, risalenti ad un’epoca compresa tra 11.234 e 10.941 anni fa e tra 8.395 e 8.236 anni fa, ed anche come il più antico evento eruttivo che abbia interessato l’area di Catania in epoca Olocenica. Inoltre, la parziale sovrapposizione delle direzioni paleomagnetiche registrate dalle colate di Larmisi e di San Giovanni Galermo, assieme ad evidenze geologiche, petrologiche e geochimiche, hanno dimostrato che i due flussi di lava hanno una medesima età di messa in posto, con un errore statistico di 100-200 anni. Le due colate, inizialmente distinte tra di loro, apparterrebbero dunque ad un unico vasto campo lavico eruttato tra 5.494 e 5.387 anni fa e che ha probabilmente sepolto gran parte dei siti neolitici, giustificando la scarsa presenza di insediamenti di quell’epoca nell’area urbana catanese.
“I risultati che abbiamo ottenuto – spiega Andrea Magli – confermano che il metodo paleomagnetico rappresenta un affidabile strumento di datazione dei prodotti vulcanici emessi durante l’Olocene negli ultimi dieci mila anni circa”.


Questa ricerca avrà importanti implicazioni per i futuri lavori riguardanti lo studio della storia archeologica della città di Catania. Allo stesso tempo, le età paleomagnetiche ricavate potranno essere utili per i successivi lavori di valutazione della pericolosità (hazard) associata alle colate laviche; studi che sono fondamentali per aree densamente abitate ai piedi di vulcani attivi, come quelle del basso versante sud-orientale del vulcano Etna, tra i più attivi al mondo.

Foto: 
Ripresa aerea da sud della città di Catania sullo sfondo l'Etna (foto di Stefano Branca).

CONTATTI UFFICIO STAMPA
Dipartimento di Scienze Università degli Studi Roma Tre
Francesca Vitalini | Link identifier #identifier__112160-2francesca.vitalini@uniroma3.it | 339 339 0878

Link identifier #identifier__161216-3Foto del Castello Ursino costruito durante il XIII secolo e parzialmente coperto dalla colata lavica del 1669 (foto di Stefano Branca)
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